sabato, 29 luglio 2006
Bergamo Alta, Venerdì sera, ore 20,10
Gigionando con il compagno o la compagna di merende, qualcuno pasticcia un aperitivo sui tavolini del bar accanto a me. Dall’altra parte della piazza, un gruppetto di persone con la faccia di quelli che si pregusteranno l’entrata in un rinomato ristorante, stanno entrando finalmente nel rinomato ristorante con la scritta da rinomato ristorante. Tre camerieri decollano dai punti più nascosti e con un intelligenza missilistica piombano sui bersagli e li colpiscono con saluti ossequiosi, perfetti anticipatori di probabili mance.
Io, di qua, ingurgito il fondo di un cono gelato al caffè-noce senza aver capito quale sia il caffè e quale il noce, poi guardo la mia bicicletta che risulta un po’ troppo piena di polvere (soprattutto nella parte bassa), così per distrarmi dal senso di colpa alzo il tiro. Piazza Vecchia è davvero bella a quest’ora. Il tramonto è dello stesso parere, e sbadiglia. Se ci fosse della musica, potrei sentirmi persino a casa. L’ora migliore, mi dico. E va gustata meno spesso di quanto si faccia, un po’ come... il pulire la bicicletta… Vabbeh cambiamo argomento.
In questo momento (per fortuna), le ondate di popolo che dalla via principale esondano nelle piazze e piazzette di Bergamo Alta, sono quasi nulle, e il Campanone sta come quelle guardie davanti l’ingresso dei centri commerciali. Potresti essere il più grande rapinatore al mondo, ma il vigilante non se ne accorgerà mai. Nel suo statico abito da grigio parallelepipedo, indica quell’ora, quella funzione, che adesso è demandata ai telefonini. Ma come doveva essere per qualcuno che mille anni fa voleva sapere l’ora? Se non aveva un cellulare o un pendolo, doveva farne un bel po’ di passi per arrivare fin qui.
Io invece non me la chiedo l’ora, non mi serve. Io guardo le forme e mi sottendo nella contemplazione estetica. Poi in automatico tolgo il cellulare di tasca e guardo il display…
Ore 20,20
Piglio al collo la ferrata e mi avvio verso il Battistero. Un gruppetto di donne tra loro diversamente vestite (alcune con molto bianco addosso), dialogano con in mano dei libri. C’è anche un giovane uomo. Sono loro, mi dico. Mi avvicino un po’. Quando sto per scontrare la bici con una del gruppo, la più bianco vestita si presenta sorridentissima e con tutti i convenevoli si presenta. Mentre due coppie satellitari attendono il momento per avvicinarsi al gruppetto, una rossa spavalda parte in quarta e si fa sei colonne sei di Terzani-pensiero. La serata è iniziata.
…
Ore 23 circa
Eravamo quasi venti. Ci siamo ascoltati, ci siamo conosciuti, abbiamo letto alcuni pezzi tratti dai libri di Tiziano Terzani e abbiamo condiviso un momento che è cresciuto mentre eravamo lì. Abbiamo riso e sorriso, ci siamo accigliati quando le morti e le guerre hanno farcito le nostre menti come mai vorremmo sentire, ma sentirlo ci fa sapere che in questo presente, come nel recente passato di Terzani, la guerra c’è comunque da qualche parte nel mondo, e condividendo molte pagine abbiamo accresciuto di qualche goccia il fiume di una pace che ha sempre più bisogno di affluenti. Ci siamo alzati sorridenti sapendo che il prossimo tuffo con Tiziano sarà ancora più bello e più alto.
Un saluto da quaggiù!
venerdì, 28 luglio 2006
Due anni fa Tiziano lasciava il suo corpo terreno.
Questa sera, venerdì 28 luglio 2006, esattamente due anni dopo, centinaia di persone si ritroveranno a Pechino, Londra, Haifa, Madrid, Padova, Caltanissetta, Palermo, Milano, Faenza, Bologna, Bergamo, Acireale, Roma, Cagliari, Arezzo, Vicenza, Torino, Trento, Anacapri, Rimini, Vasto, Novara, per ricordarlo, leggendo i suoi libri.
In piazza per condividere la lettura dei libri di Tiziano, e già che ci siamo, per 1 o 2 secondi, farsi una risata del misero tentativo del "Cristianista" Socci di infangare la figura di Tiziano Terzani. Un tentativo che già nei presupposti poteva risultare ridicolo, e che agli effetti, oltre che contraddistinguere il cattivo gusto del giornalista e dell'editore nel volerlo pubblicarle in questa giornata, risulta essere infine un ridicola arrampicatura sugli specchi.
Per chi non lo sapesse, “Cristianista” è un neologismo, coniato da Lucio Brunelli per indicare chi usa la religione cattolica a fini politici. I “cristianisti” (tratto da kelebek.splinder.com), sono una nebulosa di autori, politici, giornalisti, accademici e preti per cui il cristianesimo è innanzitutto una scelta politica militante: contro “l’Oriente” – cioè islam e comunismo; a sostegno della politica economica e militare degli Stati Uniti; per la società imprenditoriale e per un “Occidente” non molto ben definito, ma ottimamente armato e con il diritto di aggredire chiunque, ovunque e in qualunque momento. “Nebulosa” perché si parla di persone diverse, adulti e consenzienti, che – per un insieme di formazione personale e di interesse politico – condividono alcuni punti fondamentali.
I cristianisti hanno spesso problemi con la Chiesa territoriale dei vescovi; essi tendono piuttosto a legarsi ad alcuni potenti movimenti non territoriali, come Alleanza Cattolica, Opus Dei, e i Legionari di Cristo. Si tratta di gruppi molto diversi, che però negli ultimi anni si sono avvicinati sempre di più tra di loro nel sostenere un’ideologia occidentalista. E a modo suo ecumenica: per un Cristianista, è certamente più “fratello” un telepredicatore evangelico americano che un cattolico palestinese di Betlemme.
La pace di Tiziano è la stessa di San Francesco. Ancora una volta a dimostrare che risiede più nei cuori che sugli scranni del potere.
mercoledì, 26 luglio 2006
per leggere la notizia clicca sulla vigna
martedì, 25 luglio 2006
per andare alla notizia, clicca sulla vigna.
giovedì, 20 luglio 2006
martedì, 18 luglio 2006
Il quartiere Villericche sta nella zona alta e benestante della città. Le strade si chiamano Ultravie e hanno nomi tipo Ultravia “La migliore”, Ultravia “La Superba”, Ultravia “La Milionaria”, e “Ultravia i poveri da questa via!”
Da lì si domina tutto. Si dominano i quartieri di poco più bassi, molto poveri e puzzolenti, si dominano le strisce pedonali, le corsie, le righe continue, quelle tratteggiate, e si dominano anche gli Stop, soprattutto agli extracomunitari, che devono bloccarsi in attesa che qualche gipponata abbia il tempo di stenderli.
I semafori funzionano con il telecomando direttamente dalle auto, perché non si sa mai che qualche straccione abbia potuto divertirsi a dormirci appoggiato la notte prima. I telecomandi ovviamente li possiedono solo gli abitanti del quartiere. Gli altri, o aspettano ore prima di attraversare, o si buttano.
In questo quartiere è nata Baby Morattila. Baby Morattila è una manotattica di quattordici anni. Il babbo fa l’artista di banca, cioè trasforma i debiti in crediti. Chi ha un conto corrente alla Svuotobank (la prima e unica banca di Villericche), pensa di accumulare denaro, e invece gli viene artisticamente e democraticamente sottratto. Le voci dei costi di conto corrente suonano tipo: “spese tenuta conto”, “spese invio rendiconti”, e “spese tenuta dell’invio dei conti al conteggio di tenuta di quel che ci fa comodo”, cioè cazzi nostri.
La mamma invece ha una Farmestetica, uno di quei posti Ultrapatinati dove ti danno una crema per le borse sotto gli occhi (una blu per il destro, e una rossa per il sinistro), e con il leasing, in tre anni si pagano. Oppure ci sono le Giudalkilo, che sono pillole per dimagrire, e per ogni piccola inghiottita spariscono due chili dal portafogli. In ogni Farmestetica che si rispetti c’è una Sauniko, una sauna nipponorvegese di tendenza dove si suda recitando mantra scintoisti e dove si esce urlando non per il caldo infernale ma perché ci si ripara dal tiro di carboni ardenti e pezzi di legno della Sauniko. Dentro, di solito magrissimo ed esangue, c’è un maestro di arti marziali che addestra alla preziosa arte della Fuikido, con la quale si apprendono le mosse per fare a pezzi le Sauniko da dentro. Dopo tre sedute bisogna ricostruirla. I costi di gestione sono altissimi, ma di tendenza. Anche il maestro è di tendenza, ma dopo tre mesi lo si cambia.
Baby Morattila venne concepita in una sauniko durante una serata senza clienti, e dodici Sauniko dopo (circa nove mesi), venne al mondo con la felicità dei suoi genitori. Al battesimo vennero davvero tutti. C’erano i potenti della città e i loro amici. C’erano gli amici di altri amici, e i loro amici, e poi c’erano amici che non si conoscevano, e non si erano mai visti ma che comunque erano molto amici. C’era chi parlava male di chi non c’era, e chi bene di chi c’era anche se non ci aveva mai parlato insieme, c’era chi mangiava a ufo e chi ufava mangiando, insomma un mondo perfetto. La piccola Baby Morattila fu benedetta da Frà Tini, un monaco del parentado, molto legato alle missioni all’estero e agli interessi interni, cioè suoi, chiamati frutti. E dopo la cerimonia, nel segno della fratellanza universale, dell’amicizia e del senso spirituale di questa importante giornata, andarono tutti a inaugurare un golf al chiuso. I golf al chiuso, molto di tendenza a Villericche, sono indispensabili perché i vips preferiscono non esporsi ai freddi delle pianure invernali, preferendo tecnologici cubi di new-cemento e new-vetro contro cui tirare new –palline. Il verde, cioè le piante e il prato, sono ovviamente old. Quindi nisba.
La piccola Baby Morattila era paffutella e attenta, e la sua prima parola, esattamente qualche ora dopo quando il padre mandò in buca, finalmente, la centonovantaseiesima pallina, fu “Controriforma!”. I genitori esterrefatti decisero che un evento di tale portata non poteva venire inascoltato, e per aiutare il destino della piccola decisero di offrirle la migliore educazione possibile. Chiamarono a rapporto i migliori manager della nazione e per quindici mesi, ogni giorno, fuori dal girello questi le parlarono di partita doppia e di trasferimento valori all’estero, di Leadership e di Leadershit.
Il primo gioco regalatogli dal padre, a due anni, fu il Monopoli versione gonfiabile. A quattro anni la mamma le diede il suo primo abbraccio, poi le chiese scusa per l’incidente. A cinque anni la piccola emise finalmente il suo primo sorriso davanti alla richiesta del dentista. Finita l’estrazione chiese se avesse potuto scaricare la fattura nel suo futuro 740. A dieci anni cominciò a presiedere alle amministrazioni delle ville a schiera sulla via. Trovò un contorto modo di mostrare che gli amministratori precedenti imbrogliavano le carte e li licenziò.
Siamo al quattordicesimo anno d’età. Il padre le regalò un computer IBM 6000 con diciannove programmi di gestione finanziaria, 2 collegamenti rete con la borsa di New York e Tokio, e un consulente finanziario di un metro e 20 da portare a passeggio.
FINE PRIMA PARTE
martedì, 18 luglio 2006
sabato, 15 luglio 2006
Tenera conversazione mattutina: voci dalla profonda cucina.
- Aiutooo!
- Chi è?
- Sono io. Aiutooo!
- Chi parla? Io chi?
- Io. Il succo di frutta del Frutto della Passione!
- Ma dove?
- Qui, nel parallelepipedo bianco, dietro a te.
- Ah.. il frigo! (lo apro) Non ti vedo!
- Dai, a sinistra della bottiglia figa dello Chardonnay. Quella di sei mesi fa!
- Dove, vicino al litro di latte parzialmente scremato e omogeneizzato?
- Ma no! Di fianco al litro d’acqua Depurissima. Quella che non depurerebbe neanche un calzino! Dai veloce!
- Ah si, eccoti. E cosa vuoi?
- Ho caldo!
- Devi aspettare che si scongeli il Frizer. Si è formato un grosso strato di ghiaccio e devo toglierlo.
- Non puoi prenderlo a martellate? Così fai prima!
- E magari ci costruisco un igloo? Non si può! Faccio sempre così!
- Ma io ho caldo! Troppo caldo. E poi mi sto trasformando!
- In che cosa scusa?
- Annusami!
- (apro il tappo e ci appoggio il naso) Bleah! Maccheschifo!
- Te l’avevo detto che avevo caldo!
- Ma se ti ho comprato l’altro giorno…
- Già. Ma prima di mettermi qui con gli altri prodotti, ho passato due ore in auto. Una in strada e l’altra qui fuori.
- Adesso ricordo! Mi son messo a parlare con la vicina di casa.
- Già! E pitipi, e pitipu… e cipici, e cipiciu!
- Ma se abbiamo parlato dei mondiali di calcio!
- Ho visto come ti guardava!
- Ma chi se ne frega di come mi guardava! E poi scusa, ma a te che t’importa! Guarda che ti butto!!!
- No. Aspetta. Che fai? Sono o non sono il tuo succo di frutta preferito!
- Veramente no! A volte compro l’Ace, o la Pesca, o il Mango del Madagascar, o il kiwi con l’ortica, o l’Albicocca con gli spinaci…
- Ma come… mi tradisci così.. (inizia a piangere)
- Che fai! No dai su… non piangere… non fare così…
- Non mi butti?
- Ma no che non ti butto! Dai! Però… non so come fare!
- Potresti portarmi in auto. C’è l’aria condizionata!
- Si, e poi giriamo per le strade! Così se mi chiamano dico che sto facendo un giro con un succo di frutta per fargli prendere una boccata d’aria fresca…
- Ehi… ma qui vicino non c’è un bosco con ruscello?
- Si perché?
- Portami lì dai!
- Dentro un ruscello? Non se ne parla! Se qualcuno mi vede che abbandono i rifiuti, telefonano in comune, e nel giro di due giorni mi becco pure una multa salata!
- … io… non sono un rifiuto! (piangiucchia) … e poi sono ancora in data…
- Fa vedere! (lo giro) 15 settembre 2006. Hai ragione, mancano 2 mesi e mezzo. Però con questo odore…
- Però non sono un rifiuto.. (sta per rimettersi a piangere)
- Ok! Va bene. Va bene! … allora… facciamo che ti metto nel frizer, eh! Lì fa più fresco, e vedrai che andrà meglio..
- Non più di un ora però!
- Ma se non si è scongelato del tutto il frizer, non posso riattaccarlo!
- E tu stacca il ghiaccio. Tra un ora sarà più facile.
- Hai vinto! Adesso ti metto qui… eh. A fianco del ghiaccio. Tra un ora vengo a prenderti, stacco il ghiaccio dal frizer, riattacco la spina, e ti rimetto nel ripiano. Va bene?
- Si. Va bene! Tra il latte parzialmente scremato e la bottiglia figa di Chardonnay?
- Si, tra il latte parzialmente scremato e la bottiglia di Chardonnay!! A dopo.. Ciao.
- Ciao.. ah! Ancora una cosa!
- CHE C’È ANCORA!!!
- Ogni tanto verrai a trovarmi?
- Ma se apro il frigo dieci volte al giorno?!!!
- Ok a dopo. …Ciao, ciao.
- SI CIAO! (blam!)
venerdì, 14 luglio 2006
mercoledì, 12 luglio 2006
martedì, 11 luglio 2006
L’Italia è una repubblica fondata sul calcio, o così almeno pare sia in questi giorni di gioioso delirio, dove le feste, le folle in piazza, e i cortei hanno salutato la vittoria degli azzurri in ritorno dai mondiali di Germania 2006.
Io domenica sera mi trovavo in Val Veny, ai rispettosi piedi del monte Bianco. Una stupenda valle a poche centinaia di metri dal confine francese, dai francesi, dalle baguettes, e dal traforo con i doganieri d’oltralpe pronti a brindare con autentico Champagne.
Ero lì perché ci portavo mio nipote appassionato di musica popolare, di riti antichi e di tutto ciò che può essere condito con la parola Celtica. Niente a vedere con i raduni leghisti e con le corbellerie populiste di zone benestanti del nord dello stivale, ma con la musica di influenza irlandese, la natura, e una serie di simbologie di cui la modernità sente il bisogno. A volte in modo un po’ ridicolo o esaltato nei modi di abbigliarsi (c’era gente vestita da cavernicolo), ma per molti versi folkloristico e del tutto innocuo.
Alle ore diciannove, non sapendo scegliere se tornare precipitosamente a casa ascoltando la partita in auto, o tuffarci dentro un bar con televisori accesi, scopro che sulle autostrade il traffico da rientro è in aumento e allora puntiamo alla tranquilla e benestante Courmaieur, scoprendo che nella cittadella montana hanno allestito un maxi schermo. Ci sediamo agli ultimi posti. I turisti benestanti che generalmente popolano queste località “bene” io li chiamo “solo-con-il-piatto-sotto”, e fanno parte di quella sempre più risicata borghesia d’alto bordo che in vita sua non ha mai chiesto un autostop, e che se si rapporta con il mondo lo fa solo attraverso una certa distanza, concedendosi risate contenute, commenti contenuti, strette di mano contenute e pensieri contenuti. Un po’ come atterrare con le ali sulla tazza del cesso. Mancano cinque minuti di contenuto chiacchiericcio e una miriade di bambini urlanti (quelli da oratorio per intenderci), slavinano da destra. Cori ultras partono all’unisono e mi chiedo se c’è una regia da curva sud. Il ristorante alle spalle, gestito da meridionali ormai integrati nelle abitudini locali, si riempie in pochi secondi di un popolo caciaronico. Birre e pizze fanno difficoltà ad essere distribuite. Alcuni contenuti turisti si accendono e lo sfondo della Marsigliese è popolato da corna e peggio segni. Arriva gente da ogni dove. Parte l’inno d’Italia. Tutti urlano o cantano o tutt’eddue. Anche il più disincantato turista, , va in playback. Le trombe non si contano più. Due carabinieri appena arrivati osservano silenziosi la trasformazione di questo mondo ovattato e capiscono che se potrebbe succedere qualcosa sarà lì. E inizia la partita!
Non succedeva dal mitico 1982. Gaudio e giubilo, naturalmente. Io, c’ero. Era un afosissimo luglio, era l’anno della mia patente A (quella per la moto). Ma, soprattutto, è stato uno di quei momenti che cambiano il corso della storia. Eravamo alla fine di un’epoca e ancora non ce ne eravamo accorti. Poi, la lenta agonia, dalla lotta armata ai deliri di onnipotenza da seduta psichiatrica, e la costruzione di un popolino dove per libertà intendi quella di chi ha già tutto o trppo.
Ventiquattro anni dopo ci tocca attendere non una dominanza naturale, ma due tempi regolamentari, due supplementari e ben nove rigori per liberarsi di ogni orpello e finalmente gridare.
L’ho visto pochi giorni prima dopo la semifinale contro la Germania. Nei deliranti momenti della festa, il calcio, in un modo assurdo, sparisce. Serve come spunto da cui partire per poi perdersi. Si, ci sono i gol, le testate e le espulsioni, i calci di rigore, gli esclusi e gli inclusi, ma non sono che il preambolo di una festa più necessaria di ogni suo presupposto, più bisognosa di ogni rete e di ogni partita. Negli occhi dei ragazzi che popolano le piazze c’è una domanda non codificabile. Quasi un senso di inconsapevolezza sul come gridare o come cantare. Si fa ma non si è convinti, lasciarsi andare non è facile e se non è per coloro che si sono allenati ventiquattro anni prima, essere convinti è impossibile. Il controllato proprietario della gelateria si scatena in balli demoniaci con extracomunitarie e abbondanti signore, il postino con un suo amico passano dieci volte e senza casco in mezzo alla folla in piedi sulla vespa firmata, due impiegati di banca espongono il loro sedere in direzione della Francia, davanti ad un baretto centrale tirano fuori due casse e i ritmi brasiliani invadono il centro del tranquillo paesino montano. Non ho contato i cori di vaffa per il paese a pochi chilometri.
In risposta al Grande Beppe Grillo che coerentemente si è mantenuto distante (vista la scelta che in relazione al calcio-scandalo gli ha fatto preferire il Ghana), dico che a molta gente serviva un escamotage. Più che fondersi in un allegria comune è servita una gigantesca soddisfazione pubblica. La maggior parte della gente non riceve quasi mai congratulazioni per quello che fa, e non può prodursi in spettacoli per poi ricevere applausi. Per una notte è stato diverso.
Nel frattempo, i soldati di stanza in Iraq e Afghanistan si appellano a Prodi: "Qui siamo già al centocinquantamilionesimo tempo supplementare, quand’è che ci fate tirare i rigori, così torniamo anche noi?"
giovedì, 06 luglio 2006
lunedì, 03 luglio 2006
DER STRONZEN…. L’ORSO UCCISO E… LA PARTITA
Pochi giorni fa, un esiguo gruppetto di benpensanti della Baviera decide di uccidere, mentre ancora dorme (forse addormentarlo e portarlo da qualche parte sarebbe stato troppo oneroso), Bruno, un cucciolo d’orso di due anni proveniente dai boschi del parco del Brenta Italiano.
Nemmeno passa una settimana che all’interno di un articolo sul sito di Der Spiegel, gli italiani vengono delicatamente parafrasati come "Parassiti, Mammoni, Viscidi, e Perennemente Stanchi".
Due incredibili coincidenze di cattiveria determinatesi in pochissimi giorni non potevano che far scaturire e versare fiumi di inchiostro sulla stampa italiana.
Qui di seguito riassumo le principali tesi:
IPOTESI QUARK-IL PRANZO E’ GIUSTO
Una convergenza genetico-alimentare si è scatenata in totale segreto nei mesi scorsi. Circa duemilasettecento turisti tedeschi in visita sulla riviera Adriatica hanno ingerito il nuovo gelato al gusto di mucillagine. Ricercatori di Vipiteno hanno trovato nell’essenza estratta dall’alga, presenze di una forma di batterio denominato “Luigiusbaffinerium Mandolinus”, totalmente innocuo se ingerito in seguito ad un pasto normale, ma che se abbinato ad un quantitativo esagerato di patate, provoca effetti psicotropi, deliri di onnipotenza e grosse flautolenze. Due dei cinque ricercatori di Vipiteno (gli stessi che hanno fatto da cavia), sono stati arrestati dalla Polizia Locale di fronte all’autogrill di Bolzano Sud, mentre si rincorrevano nudi tirandosi calci e gridando: Pizzapizzamaresciàforzaitalien!
IPOTESI DAN BROWN
In seguito all’elezione pochi mesi or sono del vescovo Tedesco Ratzinger a sommo Pontefice della Cattolica e Apostolica Romana Chiesa, una serie di sottocariche religiose di rigido stampo teutonico hanno preso in mano la direzione degli uffici Vaticani. Rimessi in perfetto ordine alfabetico gli archivi segreti Vaticani (prima erano catalogati in un ordine che in codice era definito“alla viva il parroco”), sono emersi inquietanti e antichissimi documenti. Tra i più sconcertanti, sei Vangeli Apocrifi nei quali si racconta la tribolata storia di Luigi Giuseppe Sannazzaro, un apprendista Falegname di Pizzo Calabro che nell’anno 1 A.C. mette incinta Maria Concettina Lo Curto, figlia di un ricco proprietario terriero della Locride. Ricercato dall’anonima locale e dai vendicativi parenti della “svergognata”, Luigi Giuseppe è costretto a emigrare nella lontana terra di Palestina a bordo di una nave mercantile. Maria Concettina lo segue e nove mesi dopo, durante un eclisse lunare nasce il piccolo Geronimo Sannazzaro poi rinominato Nazzaro dai suoi coetanei. Il resto è conosciuto.
Tali sconcertanti rivelazioni, diffuse in questi mesi nei meandri delle chiese di mezza Germania stanno ora provocando parecchie alterazioni mentali.
IPOTESI DAN BROWN 2°
Come la precedente a cui si aggiunge un particolare non di secondo piano, riportato sul secondo Vangelo Apocrifo. Sembra che l’intero nome di Erode fosse Eric Von Erodenthauler Frizzentruppen.
IPOTESI COMPOSITA
Cerca ragionevolmente di mediare tra le diverse teorie, prendendo il meglio da ciascuna. Per vendicare la crocifissione del figlio, Luigi Giuseppe Sannazzaro, insieme a Pietro e Paolo, all'Opus Dei a undici orsi maremmani, alla Deutsche Bank, a Theoden Ratzinger (antenato dell’attuale Papa), tenta la riconquista del Sacro Romano Impero attraverso la creazione di un azienda di Catering Imperiale. Il tutto fallisce, ma duemila anni dopo salta fuori una provetta congelata di mucillagine estratta di fronte ai bagni “da Antonello” di Riccione. Mi raccomando di metterci anche, il triangolo delle Bermude, la Massoneria, qualche Vangelo apocrifo di vostro gradimento, una scena di sesso, e un inseguimento in automobile.
VM